Politica

Giorgetti: “Serve cambio di passo, politica torni centrale. Ridiscutere regole Ue”

Il ministro del Tesoro ha parlato alla Scuola di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza: "Sono sfide complesse quelle che attendono l'Europa, troppo complesse per essere affrontate con vecchi schemi ideologici"

“La storia economica ci insegna che le fasi di crisi sono generalmente seguite da periodi di rilancio, che dai frangenti difficili possono nascere opportunita’. Pero’ – e dobbiamo tenerlo bene a mente – se le crisi e i fattori di instabilità sono persistenti possono sfociare anche in fallimenti e generare problemi cronici”. Lo ha detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti nel suo intervento alla Cerimonia di chiusura dell’Anno di Studi 2025-2026 della Scuola di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza.

“Di qui l’esigenza di risposte concrete e tempestive, soprattutto in un’epoca – come quella che stiamo vivendo – caratterizzata – ha sottolineato – da conflitti bellici ai confini dell’Europa e in Europa e in altre aree strategiche del Pianeta come il Medio Oriente, guerre commerciali e tecnologiche, shock energetici che incidono sulla vita quotidiana di cittadini, famiglie e imprese. Sono tutti fattori critici che, in questi anni, si sono susseguiti uno dietro l’altro e che non sembrano essere ‘tempeste passeggere’, ma appaiono piuttosto come vere e proprie zavorre che rischiano di soffocare la competitività delle nostre imprese e di mettere in serio pericolo il benessere delle nostre comunità. Non è tempo di esitare”.

Secondo Giorgetti: “Occorre un cambio di passo in Europa! Occorre prima di tutto che la politica torni a svolgere un ruolo centrale, quello che le spetta. Potrei dire che non è un problema di taxation ma di rapresentation. Non possono essere le regole proprie dei mercati e dell’economia a vincolare e orientare le scelte della politica e delle Istituzioni democratiche. Riprendere la centralità significa invertire questa rotta”.

“È fondamentale saper leggere la complessità del momento, comprendere le esigenze e le istanze delle persone, delle imprese. E poi affrontare i problemi con il coraggio del gesto giusto, senza ideologie di sorta, mostrando capacità di adattamento e flessibilità nelle risposte alle crisi”, ha detto ancora il ministro.

“La ‘politica è l’arte del possibile’, come sosteneva Otto von Bismarck, dove il possibile va inteso non come limite, ma piuttosto come orizzonte aperto. Nel contesto europeo attuale, il possibile è stato troppo spesso interpretato come un limite sottoposto a veti e rigidi vincoli di bilancio”, ha detto.

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